Quando il gore diventa arte
In Italia nel corso degli anni 80 si è diramata nella nostra penisola una sottocategoria di film che per molti potrebbero essere passati inosservati ma che per alcuni hanno segnato un punto netto della propria vita. Registi come Dario Argento, Lamberto Bava e Lucio Fulci stavano passando un genere unico, il "gore" e il "fantastico oscuro", e ciò che sicuramente ha attratto tutti noi fan di questo singolare genere cinematografico sono state le locandine. Dimenticate il minimalismo: le copertine horror italiane dell'epoca erano esplosioni di colore, dettagli macabri e promesse di shock visivo. Erano, a tutti gli effetti, la prima e più sanguinosa forma di trailer.
ll Ruolo dell'Illustratore: L'Arte di Promettere il Macabro
Molte di queste opere d'arte erano realizzate da maestri e visionari dell'illustrazione come Enzo Sciotti e Renato Casaro, veri e propri artisti del pennello che lavoravano spesso su tela, conferendo alle immagini una qualità pittorica, quasi iperrealista, che si distingueva nettamente dalla grafica più pulita e fotografica di Hollywood, andando a generare un'effetto shock nel pubblico che si cimentava in queste opere.
Il loro compito era duplice: attrarre il pubblico con scene che rimanessero impresse nella mente del pubblico e, contemporaneamente, sintetizzare in un unico frame l'atmosfera inquietante e spesso disgustosa dell'intero film.
Le Caratteristiche Chiave:
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L'Eccesso Cromatico: Colori saturi e vivaci, spesso rossi cremisi per il sangue, neri profondi per le ombre e verdi acidi o blu elettrici per creare un senso di irrealtà e minaccia (pensate all'iconografia legata ai film di Argento come Inferno o Tenebre).
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Il Dettaglio Shock: Niente mezze misure. Occhi strappati, visi deformati, mostri in primo piano, e l'elemento chiave del film, o per meglio dire ciò che ne caratterizzava l'atmosfera spesso isolato e ingigantito per colpire l'immaginazione.
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La drammaticità della composizione: Le locandine erano spesso ricche di elementi, sovrapponendo figure umane spaventate, l'antagonista mostruoso e lo scenario di decadimento, rovina o assoluta disperazione. Un esempio emblematico è la locandina di Dèmoni (1985) di Lamberto Bava, che, sotto l'ala protettiva di Dario Argento, mostra un'esplosione di mostri e terrore che esce letteralmente dallo schermo cinematografico.
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Il Branding d'Autore: La presenza di nomi "giganti" come Dario Argento era spesso un elemento grafico essenziale, quasi un marchio di qualità che garantiva un certo livello di violenza stilizzata e suspense.
Conclusione
In conclusione possiamo affermare che le locandine horror degli anni 80 non erano solo un normale mezzo di marketing per pubblicizzare un film, ma delle vere e proprie opere d'arte, realizzate con cura e passione maniacale, che ad oggi vengono bramate da collezionisti e appassionati da tutto il mondo ed ispirando generazioni di appassionati, anche in campi diversi dal cinema come la musica, basti citare i Fulci band che prende il nome del noto regista e ne reinterpreta i film in chiave death metal. Queste locandine sono pura testimonianza di un'epoca in cui il cinema di genere Italiano osava esporsi oltre ogni limite.
Link utili:
(Intervista a Dario Argento)
https://www.youtube.com/watch?v=9zjCr7nYJ1E
(Articolo su lucio Fulci)
https://www.fondazionecsc.it/evento/lucio-fulci-poeta-del-macabro-e-non-solo/
(Fulci - Apocalypse zombie)
https://www.youtube.com/watch?v=cToVvTSNt-Q&list=RDcToVvTSNt-Q&start_radio=1