GECO - la libertà di espressione

 

CHI È GECO?

Lorenzo Perris conosciuto nella scena come "GECO", 28 enne che ha compiuto opere chiamate "pezzi", sui muri di mezza Europa. La scritta “GECO” inconfondibile a caratteri cubitali e un’infinità di graffiti in ogni forma e colore sono disseminati per le strade delle città sopratutto nei muri di Roma, la caccia al writer sembra essersi sfortunatamente conclusa. Nella notte tra sabato e domenica, gli agenti del NAD, il Nucleo Ambiente e Decoro della Polizia di Roma Capitale, hanno perquisito l’appartamento romano del giovane writer, in zona San Lorenzo, sequestrando a GECO ogni sorta di materiale che possa confermare l’identità d'artista.

Bomber, così si definiva il writer Geco in un’intervista anonima, rilasciata al sito Ocorvo.pt. L’obiettivo era quello di riempire le strade delle città, per far risaltare ovunque il suo nome e impedire a chiunque di dimenticarlo. Un vero e proprio martellamento mediatico ripetutamente senza una ragione. Geco, Geco, Geco, così, all’infinito, su superfici di ogni tipo. E alla fine ti ci affezioni e per la scena di writing è diventano un punto di riferimento.

 

I motivi di questa assenza della critica dell’arte sono tre:
1) Le opere non risultano come opere figurative, espressioniste o astratte, ma semplicemente come un “tag”, cosa che apparentemente non trova giustificazione estetica e sembra soltanto affronto alla morale e ai costumi pubblici.
2) sono spesso realizzate con rapidità e atteggiamento sprezzante, una tecnica chiamata “throw up” che provoca spesso nelle genti della metropoli anche più educate al giudizio estetico disgusto e non apprezzamento.
3) sono invadenti, ovvero sono reiterate a tal punto da potersi ritrovare ovunque sotto forma non solo di “tag”, ma di graffito e “sticker”, in una città, ma spesso in tutte le città di un intero continente.


 

La critica estetica ha a lungo peccato di miopia nel valutare le manifestazioni artistiche urbane, confinando il "tag" e il "throw up" nel reame indegno del vandalismo. Questa facile condanna si basa su criteri obsoleti di gestibilità, categorizzabilità e localizzazione dell'opera, rendendo spendibile solo ciò che può essere musealizzato o commercializzato. Ciò che sfugge a questa logica  la grande estensione, la distribuzione massiva e la conseguente poca gestibilità logistica è stato erroneamente interpretato come un difetto, mentre in realtà costituisce il cuore della loro nuova e potente valenza estetica.

La vera chiave di lettura di queste opere non risiede nella singola linea o nel singolo colore, ma nella loro scala complessiva e nella loro ricaduta sull'ambiente urbano fino alla copertura continentale. È qui che emerge il requisito del "sublime colossale", un concetto che, pur avendo radici nell'estetica del Settecento (in particolare in Edmund Burke e Immanuel Kant), trova oggi la sua piena realizzazione concettuale proprio nell'arte diffusa.

 

La Sottrazione al Vandalismo attraverso la Scala

Perché, dunque, non si tratta di vandalismo? Perché l'intento e l'effetto finale superano la mera distruzione o il danneggiamento di beni. Mentre il vandalismo è un atto distruttivo e fine a sé stesso, l'arte diffusa impiega l'atto (il tag o il throw up) come unità di misura per un progetto estetico più vasto: la ridefinizione dello spazio pubblico attraverso una presenza visiva onnipresente e inarrestabile.

Se il tag isolato può essere considerato un atto di firma individuale, la sua replicazione virale e ubiqua trasforma la città in un supporto unitario, in una tela estesa che supera la percezione umana immediata. La distribuzione che copre "un intero continente" non è solo una metafora iperbolica; essa indica la creazione di una rete estetica invisibile che lega insieme metropoli distanti, aree degradate e infrastrutture di trasporto. Questa rete opera su una scala che eccede la capacità dell'immaginazione di afferrarla in un unico istante — la definizione stessa del sublime kantiano. L'osservatore sperimenta un senso di sgomento e meraviglia non di fronte a un singolo oggetto, ma di fronte a una forza creativa o comunicativa illimitata che ha permeato ogni anfratto della sua esperienza urbana.

Il Sublime: Ingestibilità Logistica come Potere Estetico

Tradizionalmente, il sublime (matematico o dinamico) si manifesta in natura – la maestosità di una montagna, la potenza di un uragano. L'arte del tag su scala globale è il corrispettivo urbano e artificiale di questo fenomeno.

  1. Ingestibilità per la Critica e il Mercato: L'impossibilità di "gestire" queste opere — di raccoglierle, esporle in galleria o valutarle come pezzi singoli — è la loro forza estetica. Esse sfidano il sistema dell'arte e del mercato, affermando una libertà creativa che rifiuta le catene della spendibilità.

  2. Impatto Massivo e Inevitabilità: L'estensione garantisce un impatto estetico passivo ma pervasivo. Anche chi le ignora è costretto a coesistere con esse; diventano parte integrante del paesaggio visivo, un rumore di fondo estetico che la città non può eliminare completamente. Questo senso di inevitabilità e onnipresenza è ciò che conferisce il senso del sublime dinamico: un potere (artistico/sociale) che si manifesta senza controllo.